
Non è più soltanto un viaggio alla ricerca della casa dei nonni o del paese d'origine. Il Turismo delle Radici sta diventando una delle strategie più importanti dell'Italia per rafforzare il legame con gli oltre 80 milioni di italiani, italo-discendenti e oriundi sparsi nel mondo, trasformando la memoria familiare in un'opportunità concreta di sviluppo per i territori. E in questa nuova fase il progetto trova un alleato inatteso ma sempre più centrale: lo sport, con il Comitato Olimpico Nazionale Italiano in prima linea.
Il tema è stato al centro della Conferenza dei Consoli d'Italia nel mondo, svoltasi a Roma il 12 e 13 giugno 2026, durante la quale la Farnesina ha ribadito la volontà di proseguire e potenziare il progetto, nato grazie ai fondi del PNRR e oggi entrato in una nuova fase di crescita. Il momento più simbolico è arrivato il 14 giugno, quando a Piazzale della Farnesina il CONI, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha celebrato la conclusione della prima fase del progetto e lanciato il Trofeo CONI 2026.
A rendere concreto il legame tra sport e radici sono stati i veri protagonisti della serata: le delegazioni di atleti under 14 provenienti dalle Comunità Italiane all'Estero di Argentina, Australia, Brasile, Stati Uniti, Svizzera e Venezuela, accompagnate dai tecnici, dai Delegati CONI delle comunità italiane all'estero e da oltre cento sindaci dei Comuni delle Radici. La presenza di una delegazione elvetica assume un valore particolare per la comunità italiana in Svizzera, tra le più numerose d'Europa, testimoniando come il progetto sappia parlare anche alle nuove generazioni cresciute lontano dai borghi dei propri avi.
I giovani hanno preso parte ai Giochi CONI Fair Play, attività sportive multidisciplinari ispirate all'Olympic Values Education Programme (OVEP) del Comitato Olimpico Internazionale, e al termine di un percorso dedicato sono stati insigniti della targa di «Giovani Ambasciatori della Diplomazia dello Sport». Alla cerimonia, aperta dall'Inno di Mameli eseguito dalla Banda Musicale dell'Arma dei Carabinieri, hanno partecipato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, il Presidente del CONI Luciano Buonfiglio, il Presidente della Federazione Italiana Nuoto Paolo Barelli, il commissario tecnico del Settebello Sandro Campagna e l'ex campione del ciclismo Vincenzo Nibali. Non sono mancati i momenti dedicati alle eccellenze italiane, dalla dimostrazione dello chef stellato Alessandro Circiello al lancio della Giornata della Pasta Italiana nel Mondo.
Nel suo intervento Tajani ha annunciato l'avvio della seconda fase del programma, descrivendo lo sport come uno strumento capace di unire e di far sentire a casa migliaia di ragazzi di origine italiana sparsi nel mondo. A chiudere la serata è stato il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, che ha rivendicato il ruolo da protagonista del movimento sportivo e il suo valore come veicolo di identità e di orgoglio nazionale, sintetizzando il senso della giornata con una frase netta: lo sport, ha detto, «può rendere il mondo migliore».
L'evento conclusivo organizzato alla Farnesina il 14 giugno ha rappresentato un momento simbolico ma anche operativo. Alla presenza di oltre cento sindaci dei cosiddetti Comuni delle Radici, dei Consoli italiani provenienti da tutto il mondo, delle istituzioni e degli operatori del settore, il Governo ha delineato le prospettive future del programma. Per il potenziamento del Turismo delle Radici potranno infatti essere impiegati 200 milioni di euro del Fondo Sviluppo e Coesione, risorse che consentiranno di ampliare i progetti già avviati e coinvolgere un numero crescente di territori italiani.
Le stime presentate durante gli eventi istituzionali confermano che il Turismo delle Radici continua a crescere. Secondo i dati illustrati dalla Farnesina, nel 2024 i turisti delle radici sono stati circa 6,6 milioni, mentre nel 2026 si prevede di superare i 7,4 milioni di viaggiatori, con una spesa complessiva generata che potrebbe oltrepassare i 5,5 miliardi di euro. Numeri che dimostrano come questo segmento rappresenti ormai una componente strategica del turismo italiano, con ricadute particolarmente positive per borghi, aree interne e piccoli comuni spesso esclusi dai grandi flussi turistici. Al centro dell'offerta resta la piattaforma Italea, dedicata proprio agli italiani all'estero e agli italo-discendenti desiderosi di riconnettersi con le proprie origini.
La Conferenza dei Consoli ha confermato anche il ruolo centrale della rete diplomatica italiana. I Consolati sono chiamati non solo a fornire servizi amministrativi, ma anche a promuovere iniziative che rafforzino il rapporto tra le comunità italiane all'estero e i territori d'origine, facilitando la partecipazione ai programmi del Turismo delle Radici e contribuendo alla diffusione delle opportunità offerte dai Comuni italiani.
Accanto alla rete diplomatica e ai Comuni, un ruolo sempre più importante potrebbe essere svolto anche dal movimento sportivo italiano nel mondo. Le Delegazioni estere del CONI, presenti in numerosi Paesi, rappresentano infatti una rete capillare capace di coinvolgere migliaia di italiani residenti all'estero e di giovani italo-discendenti. In questo contesto la Delegazione CONI in Svizzera, che opera in uno dei Paesi con la più numerosa comunità italiana in Europa, può diventare un punto di riferimento per promuovere il Turismo delle Radici attraverso eventi sportivi, incontri culturali, scambi giovanili e iniziative che uniscano sport, identità e territorio.
Lo sport, infatti, è molto più di una competizione: è uno strumento di aggregazione, di trasmissione dei valori e di rafforzamento del senso di appartenenza. Organizzare camp estivi nei borghi italiani, tornei dedicati agli italiani all'estero, gemellaggi tra società sportive e Comuni d'origine o percorsi che uniscano attività sportive e riscoperta delle proprie radici potrebbe contribuire ad avvicinare le nuove generazioni al Paese dei propri avi. In particolare, i giovani nati all'estero spesso conoscono l'Italia attraverso i racconti di famiglia, ma non hanno mai visitato il paese d'origine dei nonni. Lo sport può diventare il linguaggio universale capace di trasformare questo legame emotivo in un'esperienza concreta, favorendo nuovi flussi turistici e consolidando il rapporto con i territori italiani.
Il Turismo delle Radici non riguarda soltanto la visita ai luoghi di nascita degli antenati. Sempre più amministrazioni stanno costruendo esperienze dedicate che spaziano dalla ricerca genealogica negli archivi comunali alle visite alle abitazioni delle famiglie d'origine, dagli incontri con le comunità locali ai laboratori di cucina tradizionale, fino ai percorsi culturali e naturalistici e alla riscoperta di tradizioni, dialetti e mestieri. L'obiettivo è offrire un'esperienza autentica, capace di trasformare il turista in un ospite che torna più volte e mantiene un legame duraturo con il territorio.
Dopo il successo dell'Anno delle Radici e dei progetti finanziati dal PNRR, il Turismo delle Radici entra dunque in una nuova fase. L'obiettivo è trasformare un viaggio emozionale in uno strumento permanente di sviluppo economico, valorizzazione culturale e promozione del Made in Italy, con lo sport a fare da ponte tra le comunità italiane nel mondo e i territori d'origine. Per milioni di italiani all'estero e di loro discendenti, tornare nel paese dei propri nonni significa riscoprire una parte della propria identità. Per l'Italia, invece, rappresenta una grande opportunità per rilanciare i borghi, sostenere le economie locali e rafforzare il legame con una comunità che continua a sentirsi profondamente italiana, anche a migliaia di chilometri di distanza.