
La popolarità di Marco Mengoni si intuisce all'istante osservando la lunghissima coda in attesa dell'apertura delle porte. Si percepisce l'entusiasmo di chi è lì da diverso tempo per poter ascoltare dal vivo uno degli artisti italiani più amati degli ultimi anni. Il pubblico è eterogeneo: le canzoni di Mengoni sono apprezzate dagli adolescenti come dagli adulti e nel foyer ci sono intere famiglie, unite dalla stessa passione per la musica italiana.
E naturalmente si parla di lui, della dolcezza, della timidezza e dell'umiltà che traspare in ogni sua canzone e che durante il concerto viene confermata da ogni suo gesto e sguardo. Mengoni è una star gettonatissima ma lontana dagli atteggiamenti da divo, e ancora di più dal «personaggio costruito per il mercato discografico». Ed è proprio questa la chiave del suo successo.
Quella della Samsung Hall di Dübendorf del 13 dicembre 2019 è la terza tappa zurighese di Mengoni in tre anni: prima il Volkshaus del 15 dicembre 2016, poi ancora il Volkshaus l'11 aprile 2019, nel pieno del tour di «Atlantico», fino al ritorno di dicembre in una sala più grande, segno di un pubblico svizzero che cresce di data in data. Nella fotogallery di questa pagina trovate gli scatti della serata, sul palco e nel foyer, dove i fan sono arrivati anche con i cartelli fatti in casa: «2 mila volte Marco».
In occasione del concerto di aprile al Volkshaus lo avevamo incontrato per un'intervista esclusiva. Il concerto sarebbe iniziato tre ore dopo, eppure davanti all'ingresso c'erano già tante persone in attesa di aggiudicarsi il posto sotto il palco, mentre le più intraprendenti cercavano il pullman della band, appena arrivato dalla Germania. Poi lui scende, con la sua aria timida e quegli occhi scuri che fanno impazzire le fan, e si rivela un ragazzo lontano dai divismi, umile come pochi.
Il video di «Muhammad Ali», girato a Ronciglione, il paese dove è cresciuto, era appena uscito: «È stato bello tornare alle origini trattando anche un personaggio come quello di Ali. Ma è un brano che parla di persone comuni; ho inserito i componenti della banda musicale per rimarcare la semplicità che ci caratterizza, ma anche il fatto che tutti noi possiamo proteggerci, come il famoso pugile, elevandoci con la musica».
Gli chiediamo se è orgoglioso di essere diventato famoso per la voce e non per i gossip: «C'è un filo sottile tra interpretare una canzone e diventare un personaggio. Siamo dei cantastorie, inseriamo sempre qualcosa di personale, di intimo, in un pezzo, poi ognuno fa le proprie scelte dando priorità ad alcune sfaccettature. Io mi ritengo un personaggio che fa musica, che non fa gossip. E mi piace essere tale».
«Atlantico», già doppio disco di platino all'epoca dell'intervista, racconta anche il suo rapporto con il tempo: in un videoclip guida una vecchia Alfa e cita il muro di Berlino. Quanto gli piace essere analogico? «Sono un po' vecchia maniera in effetti. Sono cresciuto in un'epoca analogica dove ho ricevuto il giusto imprinting, ma mi tengo in equilibrio sia nel passato che nel presente, perché ho visto nascere i social e il web e li utilizzo con moderazione. Ho citato il muro di Berlino perché siamo animali irrazionali che hanno bisogno di toccarsi e stringersi; bramiamo un contatto fisico che non deve essere interrotto o spezzato da un muro o da qualsiasi altra barriera».
Nei suoi concerti trovano spazio anche gli omaggi a Luigi Tenco e Giorgio Gaber, cantautori che i suoi coetanei spesso faticano a conoscere: «Sono curioso. Scoprire tutto quello che non mi appartiene come età anagrafica mi intriga e sicuramente mi arricchisce. In Atlantico ci sono omaggi anche a Frida Kahlo, personaggio che fa parte della nostra storia. Tenco e Gaber li considero nell'olimpo dei cantanti, inavvicinabili per me. Potrei considerarmi un traghettatore che porta i vecchi successi all'attenzione dei nuovi ascoltatori, come un filo di rame a conduzione. Un onore sicuramente!».
Dagli esordi a X-Factor ne è passato di tempo, e i format musicali mostrano la corda: «Cerco di seguire i cambiamenti della musica, e la musica sta davvero cambiando. Tutto è molto più libero e per i giovani è più facile avere visibilità. È tutto rapido, sia avere successo che perderlo. In un'epoca di mutamenti anche per la tv ci sono e ci saranno problemi di ascolti in tutto il palinsesto, non solo per i talent. In futuro arriveremo ad avere novità necessarie anche in quel campo».
Non è un tipo da duetti, eppure il featuring con Tom Walker in «Hola (I Say)» ha lasciato il segno: «I timbri vocali non sono facilmente adattabili e compatibili ma con Tom c'è stata una sintonia sia personale che vocale, e abbiamo prodotto un buon pezzo lasciando che le melodie provenienti da lingue diverse si adattassero liberamente. Inizialmente non mi sembrava un pezzo forte e ho trovato nella partecipazione di Tom quel valore aggiunto che dava carattere e completava la canzone. Siamo anche diventati amici. È un regalo importante per me».
L'intervista ufficiale si conclude, ma l'atmosfera rilassata ci permette di continuare a chiacchierare del tour, dei fan e delle serie tv, rispondendo noi stessi alle sue domande su come si vive a Zurigo. Poi per lui è ora di tornare al lavoro: c'è da far cantare i fan che lo aspettano da ore davanti alle porte. Otto mesi dopo, alla Samsung Hall, la storia si ripete in grande: la Svizzera è ormai una seconda casa. Bentornato a Zurigo, Marco.