Nel luglio 2026 la stampa salentina è tornata a celebrare una vetrina che ormai conosce bene: il New York Times ha nuovamente segnalato Lecce ai propri lettori nella sezione Travel, con un rilancio anche sui canali social del quotidiano. Il Quotidiano di Puglia ha ripreso la notizia titolando sull'invito del giornale newyorkese a scoprire la città salentina in trentasei ore, tra «edifici secolari, piazze assolate, palazzi di lusso», e ha sottolineato il peso della cassa di risonanza: il post dedicato al capoluogo salentino sul profilo Instagram del giornale e sulla pagina dedicata ai viaggi, seguita da oltre 1,8 milioni di follower.
Non è un episodio isolato. È piuttosto l'ultimo capitolo di una relazione editoriale che dura da oltre un decennio e che ha contribuito, più di molte campagne promozionali, a costruire negli Stati Uniti l'immagine di Lecce come destinazione colta, gastronomica e ancora percepita come autentica. Vale la pena ricostruirla per tappe, con le fonti alla mano.

Il testo fondativo è il reportage firmato da Seth Sherwood, pubblicato online e apparso nell'edizione cartacea dell'11 agosto 2013 dell'edizione di New York, con il titolo 36 Hours: Lecce, Italy. Le fotografie erano di Gianni Cipriano.
È lì che compare, in inglese e per un pubblico di massa, la formula destinata a fare fortuna: la «Florence of the South». Sherwood descrive una città in cui decine di chiese prevalentemente barocche si affastellano in un dedalo di strade strette, con facciate intagliate e interni popolati da angeli, cherubini, santi e Madonne. Ma il taglio non è devozionale: il reportage insiste sul contrasto tra la vocazione sacra e quella edonistica, presentando Lecce come capitale della cucina del Sud, con i suoi ristoranti di cucina povera, i vini rossi robusti della Puglia, una scena notturna vivace e le spiagge a breve distanza. Una città, scrive, adatta tanto agli uomini di fede quanto agli edonisti.
La svolta di visibilità arriva però il 14 aprile 2015, quando il New York Times dedica alla città non la sezione viaggi ma la prima pagina, con un articolo di Jim Yardley intitolato Centuries of Italian History Are Unearthed in Quest to Fix Toilet.
È la storia di Luciano Faggiano, che nel 2000 acquista l'edificio di via Ascanio Grandi 56 per aprirvi una trattoria e si ritrova a fare i conti con uno scarico fognario ostruito. Con i due figli maggiori, Marco e Andrea, inizia a scavare pensando di cavarsela in una settimana. Sotto il pavimento emergono invece corridoi e ambienti sepolti: un pavimento medievale, una tomba messapica anteriore all'era cristiana, un granaio romano, una cappella francescana e persino incisioni attribuite ai Templari. Gli scavi vengono sospesi dalle autorità per circa un anno, poi autorizzati sotto supervisione archeologica, ma a spese della famiglia. Al posto della trattoria nasce il Museo Faggiano, aperto al pubblico dall'aprile 2008.

Nel luglio 2022 il quotidiano torna sul Salento con un reportage della giornalista Ondine Cohane, corredato dalle fotografie di Susan Wright, dal titolo che evoca «qualcosa nell'aria» nel Salento italiano.
Il pezzo parte proprio da Lecce e dalle sue oltre quaranta chiese: la città, scrive Cohane, dà il meglio di sé nell'ora che precede il tramonto, quando sembra illuminata dall'interno da una luce dorata, effetto della tenera pietra leccese, il calcare che rende gli intagli quasi cinematografici. Il racconto prosegue lungo la costa, da Castro a Gallipoli, dagli Alimini a Punta Prosciutto, passando per Galatina, Nardò, Otranto e Tricase, definita «forse la più bella cittadina del Salento».
È in questo reportage che compare il tema, oggi centrale nel dibattito locale, delle masserie acquistate da stranieri e riconvertite in hotel di lusso e resort, e quello della Puglia passata, nell'arco di un decennio, da regione sconosciuta al pubblico statunitense a meta desiderata.
Se fino a ieri l'attenzione americana restava largamente aspirazionale, dal 2026 esiste un'infrastruttura che la rende operativa. Il 2 maggio 2026 è atterrato all'aeroporto di Bari il primo volo diretto proveniente da Newark, operato da United Airlines: quattro frequenze settimanali, servizio stagionale, Boeing 767-300ER.
United è oggi l'unico vettore a offrire un collegamento diretto tra la Puglia e gli Stati Uniti, all'interno di un programma estivo che prevede fino a quindici voli giornalieri dall'Italia verso il Nord America. Il sindaco di Bari Vito Leccese ha ricordato che, già nei primi mesi del 2026 e in assenza di voli diretti, il 2,7% dei viaggiatori che pernottavano a Bari proveniva dagli Stati Uniti. La cronaca del primo atterraggio e il racconto dell'inaugurazione hanno restituito l'immagine di un ponte atteso da anni, mentre gli operatori regionali hanno letto il collegamento come un avvicinamento strutturale tra Puglia e Stati Uniti.
Attenzione: il volo diretto collega Newark a Bari, non a Brindisi, che resta l'aeroporto del Salento più prossimo a Lecce, a circa quaranta minuti d'auto. Da Bari il capoluogo salentino è raggiungibile in circa un'ora e mezza di treno. Il beneficio per Lecce è dunque reale ma indiretto, mediato dal sistema aeroportuale regionale.
La lezione di questa cronologia è che l'immagine internazionale di Lecce non è nata da una strategia di marketing territoriale, ma dallo sguardo di giornalisti stranieri che hanno scelto la città per il suo barocco, per la sua cucina, per una storia di scavi domestici diventata epica. La formula «Firenze del Sud» è un'invenzione americana, ripetuta fino a diventare senso comune. Ora che il ponte aereo esiste, la sfida per il Salento è governare un flusso che, per oltre dieci anni, si è alimentato quasi da solo.