
L’evento dedicato al Cantico delle Creature ha offerto molto più di una semplice occasione culturale: è stato un momento di ascolto e riflessione, capace di riportare al centro una delle voci più potenti e universali della tradizione spirituale e poetica europea.
Inserita nel più ampio calendario di manifestazioni che accompagneranno il 2026, anno in cui ricorrono gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, la serata si colloca all’interno di un percorso internazionale che coinvolge oltre 70 città in 5 continenti. Da Los Angeles a Mosca, da Città del Messico a Sydney, il messaggio del santo continua ad attraversare confini geografici e culturali, mantenendo intatta la sua forza.
La commemorazione, nota come “Pasqua di Francesco”, mette al centro valori oggi più attuali che mai: pace, fraternità e cura del creato. Un’eredità che trova nuova voce anche grazie a figure come Davide Rondoni, tra le più rilevanti della poesia contemporanea italiana, da anni impegnato a tradurre in linguaggio attuale il pensiero francescano. Per l’occasione lo abbiamo incontrato, dando vita a una conversazione che si muove tra parola poetica, esperienza umana e ricerca di senso.
La sua poesia spesso intreccia dimensione spirituale e quotidianità: come nasce questo equilibrio nella sua scrittura? «Non so se è un equilibrio, forse uno squilibrio, perché la vita può essere squilibrata. I parallelepipedi sono equilibrati, gli uomini no. Contrarsi, per abbracciarsi, per esporsi. Quindi non credo che si parli di equilibrio: nella vita queste due cose ci sono insieme. Non credo che si possa vivere in maniera ragionevole, intelligente, la realtà quotidiana senza uno sguardo anche spirituale e viceversa. Non penso di aver fatto qualcosa di strano o nuovo: nella grande poesia italiana, da Dante a Petrarca a Leopardi, questo è sempre presente.»

In un panorama culturale sempre più veloce e frammentato, quale ruolo può ancora avere la poesia oggi secondo lei? «La poesia non è semplicemente un genere letterario: è un’arte della parola che riguarda la vita. Non è fatta per riempire il tempo o per produrre contenuti, ma per dire qualcosa di essenziale. Viviamo immersi in un flusso continuo di parole, spesso superficiali. La poesia invece cerca le parole giuste, quelle che non tradiscono la realtà. Perché quando sbagli le parole, in qualche modo perdi anche il rapporto con la vita. È un modo per trovare il tono giusto, per guardare la realtà e metterla a fuoco.»
Quindi la poesia è ancora necessaria? «Assolutamente sì. Rimane una necessità profonda, anche quando sembra marginale. È un modo per entrare in rapporto con ciò che accade, per attraversare l’esperienza e darle forma. La poesia non è evasione, ma un tentativo di stare dentro le cose con maggiore intensità.»
Quali autori o esperienze hanno influenzato maggiormente il suo percorso poetico e in che modo si riflettono nei suoi testi? «Le influenze sono molteplici. La grande tradizione italiana è fondamentale, a partire da Dante, che ha saputo tenere insieme esperienza umana e tensione spirituale in modo unico. Ma contano anche le letture, gli incontri, le esperienze vissute. Tutto contribuisce a formare uno sguardo. Non si tratta di imitare, ma di attraversare ciò che si incontra e lasciarlo lavorare dentro di sé.»
Quando scrive, parte più spesso da un’immagine, da un’emozione o da una riflessione precisa? «Può nascere da tutte queste cose. A volte è un’immagine, altre volte un’emozione o una riflessione improvvisa. Non c’è una regola precisa. È come se qualcosa accendesse una scintilla: da lì parte un lavoro di ascolto e di ricerca. La scrittura è un modo per inseguire quella prima intuizione e darle una forma che sia vera.»
Nel suo percorso quanto conta l’esperienza personale? «Conta molto, ma non nel senso autobiografico più semplice. L’esperienza è il punto di partenza, ma poi va attraversata, trasformata. La poesia non è cronaca, è uno sguardo. È il tentativo di capire e restituire ciò che viviamo in modo più profondo.»
Oggi si parla spesso di crisi della lettura. Che rapporto vede tra pubblico e poesia? «Non credo che il problema sia la distanza dalla poesia, ma piuttosto la difficoltà a fermarsi. La poesia richiede attenzione, tempo, silenzio. Eppure, quando le persone incontrano davvero una parola autentica, la riconoscono. C’è ancora un bisogno forte, anche se spesso non viene intercettato.»
In definitiva, cos’è per lei la poesia? «È un modo per guardare la vita e metterla a fuoco. Un tentativo continuo di dire il reale senza ridurlo. È qualcosa che nasce da una necessità: quella di non perdere il contatto con ciò che conta davvero.»
A ottocento anni dalla morte di San Francesco, il suo messaggio continua a vibrare con sorprendente attualità. Non come memoria distante, ma come provocazione viva, capace di interrogare il presente. La poesia, come suggerisce Rondoni, resta uno degli strumenti più autentici per attraversare questa eredità: non un rifugio, ma uno sguardo. Un modo per abitare il mondo con maggiore profondità, senza separare ciò che siamo da ciò che cerchiamo.
Ed è forse proprio in questo “squilibrio” umano, così lontano da ogni costruzione perfetta, che continua a nascere la possibilità più vera della poesia.
L'evento è stato organizzato dall' Istituto Italiano di Cultura a Zurigo. Scopri le loro prossime iniziative culturali.
Da Los Angeles a Mosca, da Città del Messico a Sydney. Le celebrazioni dell’ottavo centenario avranno una dimensione globale e coinvolgeranno numerose città nel mondo: oltre 70 città distribuite in 5 continenti, a conferma della dimensione globale. Il messaggio di San Francesco attraversa latitudini e culture diverse, unendo simbolicamente Occidente e Oriente, Nord e Sud del mondo. Un mosaico internazionale che testimonia come l’eredità di San Francesco sia oggi più viva che mai, capace di attraversare confini geografici e culturali, parlando a credenti e non credenti con la stessa forza e autenticità.
Visita il sito ufficiale https://sanfrancesco800.cultura.gov.it