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La Farnesina «a trazione economica»: la nuova Direzione per la Crescita e la promozione dell'Italia in Svizzera

Con la riforma del MAECI in vigore dal 1° gennaio 2026, la nuova Direzione Generale per la Crescita e la Promozione delle Esportazioni sposta l'economia al centro dell'azione diplomatica, e la Svizzera si profila come uno dei primi banchi di prova.
La Farnesina «a trazione economica»: la nuova Direzione per la Crescita e la promozione dell'Italia in Svizzera
July 9, 2026
La Farnesina «a trazione economica»: la nuova Direzione per la Crescita e la promozione dell'Italia in Svizzera

La rappresentanza diplomatica non si esaurisce nella tutela politica e nell'assistenza ai connazionali. Da sempre ambasciate e consolati sono anche antenne economiche del Paese: promuovono l'export, accompagnano le imprese sui mercati esteri, valorizzano la cultura e la lingua come leve di influenza. Con la riforma del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale entrata in vigore il 1° gennaio 2026, questa vocazione economica passa dallo sfondo al centro dell'organigramma. Il perno del cambiamento è la nuova Direzione Generale per la Crescita e la Promozione delle Esportazioni (DGCE), chiamata a trasformare la rete diplomatico-consolare in una vera e propria «diplomazia della crescita».

Una Farnesina a due anime

La riforma, fortemente voluta dal Ministro Antonio Tajani, ridisegna il Ministero attorno a due pilastri complementari, uno politico e uno economico, affidati a due Vice Segretari Generali. Accanto alla Direzione per gli Affari Politici e la Sicurezza Internazionale nasce la Direzione per la Crescita e la Promozione delle Esportazioni; si aggiungono una nuova Direzione per la cybersicurezza e il potenziamento della Direzione per i Servizi ai Cittadini all'Estero e le Politiche Migratorie.

La DGCE non è, sul piano formale, una struttura del tutto inedita: essa raccoglie l'eredità della Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese, di cui costituisce la ridenominazione, e assorbe le competenze della soppressa Direzione Generale per la Diplomazia Pubblica e Culturale. In questo modo, sotto un'unica regia confluiscono la promozione economico-commerciale e quella culturale: promozione dell'italofonia e della cultura italiana all'estero, gestione degli Istituti Italiani di Cultura, borse di studio e programmi di scambio scolastici e accademici. È il ritorno a un modello integrato, in cui diplomazia economica e diplomazia culturale rispondono a una strategia di sistema unica.

L'obiettivo dichiarato è ambizioso e misurabile: contribuire al raggiungimento dei 700 miliardi di euro di esportazioni entro la fine della legislatura, attraverso l'attuazione del Piano d'azione per l'export italiano. Coerentemente, il MAECI si presenta per il triennio 2026-2028 come un Ministero «a trazione economica», con priorità incentrate su internazionalizzazione delle imprese, sostegno all'export e attrazione degli investimenti.

Che cosa cambia per ambasciate e consolati

Il cuore operativo della riforma è la trasformazione del ruolo delle Sedi. Le ambasciate sono concepite come piattaforme di promozione del «saper fare» italiano: da luoghi di rappresentanza istituzionale a centri di supporto per chi esporta o si internazionalizza, con servizi dedicati e personale qualificato. Per coordinare queste attività è prevista una specifica «sala per l'export», mentre l'assistenza alle imprese viene rafforzata in stretto raccordo con le agenzie del Sistema Italia: ICE-Agenzia, Cassa Depositi e Prestiti (CDP), SIMEST e SACE.

La DGCE coordina le strategie e le attività della rete diplomatico-consolare in materia di promozione economico-commerciale, culturale e delle eccellenze italiane. Rientrano nel suo perimetro anche strumenti di promozione ormai consolidati: la promozione integrata, che armonizza diplomazia economica e culturale intorno al concetto di «Marchio Italia» (comprese le componenti scientifica, linguistica e scolastica), le missioni di sistema nei Paesi prioritari, l'attrazione dei flussi turistici in raccordo con l'ENIT e la diplomazia sportiva, istituzionalizzata nel gennaio 2024 come leva di visibilità e crescita.

Sul fronte finanziario, il Direttore Generale della DGCE presiede il Comitato Agevolazioni che amministra gli strumenti gestiti da SIMEST a sostegno dell'internazionalizzazione delle imprese, a conferma del ruolo di cabina di regia economica assegnato alla nuova Direzione.

Il banco di prova svizzero

La Svizzera rappresenta un terreno paradigmatico per misurare l'efficacia di questo modello. I rapporti economici sono il fiore all'occhiello delle relazioni bilaterali: nel 2024 l'interscambio è stato pari a 45,8 miliardi di euro, con un saldo commerciale positivo per l'Italia di 14,45 miliardi, in crescita del 14,5%. Nello stesso anno l'Italia si è confermata secondo fornitore e quinto partner commerciale della Confederazione. A ciò si aggiunge la dimensione umana e sociale del rapporto: oltre 85.000 lavoratori frontalieri italiani attraversano ogni giorno il confine, e dal 1° gennaio 2024 è entrato in vigore il nuovo Accordo sul trattamento fiscale dei frontalieri, firmato nel dicembre 2020.

La rete diplomatico-consolare italiana in Svizzera riflette questa densità di rapporti. Fanno capo all'Ambasciata d'Italia a Berna, accreditata anche presso il Liechtenstein, i Consolati Generali di Basilea, Ginevra, Lugano e Zurigo; Lugano e Zurigo figurano tra i consolati generali di prima classe della rete mondiale. All'interno dell'Ambasciata, la Sezione Economica, Commerciale e Finanziaria promuove l'intensificazione dell'interscambio bilaterale e coordina gli attori del Sistema Italia presenti sul territorio.

Attorno alle Sedi opera infatti un ecosistema articolato: l'Agenzia ITA/ICE, con uffici che presidiano in particolare Zurigo, Ginevra e Basilea; l'ENIT per la promozione turistica, con sede di rappresentanza a Zurigo; l'Istituto Italiano di Cultura di Zurigo, che programma eventi con cadenza pressoché settimanale; e la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera (CCIS), fondata a Zurigo nel 1909, punto di riferimento istituzionale per le imprese impegnate nell'interscambio con l'Italia. L'export italiano verso la Confederazione spazia dall'oreficeria alla pelletteria, dai prodotti farmaceutici ai macchinari, dalle calzature all'abbigliamento fino agli apparecchi elettrici.

Iniziative come le giornate di lavoro sul «Sistema Italia» promosse dall'Ambasciata di Berna, che riuniscono rete diplomatica, ICE, IIC, Camera di Commercio, parlamentari eletti all'estero, CGIE e Com.It.Es. attorno al tema del Made in Italy, anticipano nella prassi ciò che la riforma intende ora sistematizzare: una regia unica che tenga insieme promozione economica, culturale e tutela della comunità italiana.

Una scommessa da verificare sul campo

La riforma colloca l'Italia in una posizione peculiare rispetto ai principali partner europei come Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, che mantengono ancora una distinzione più netta tra diplomazia e commercio. Realizzata, secondo il Ministero, «a costo zero» tramite riorganizzazione interna, la nuova architettura sarà giudicata dai risultati: dalla capacità delle Sedi di tradursi in servizi concreti per le piccole e medie imprese e dalla effettiva volontà del tessuto imprenditoriale di sfruttare gli strumenti messi a disposizione. Il caso svizzero, per prossimità geografica, complementarità economica e volume di scambi, sarà tra i primi a offrire una misura tangibile dell'efficacia della «diplomazia della crescita».

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